A te.

Era una di quelle sere di maggio, in cui il sole alle 20 non smette ancora di baciarti, ed io ero quasi arrivata. L’orologio alla fine della piazza, indicava l’ora corretta, ero puntuale ma non c’era. Due passi avanti e tre dietro, uno sguardo a destra ed un sospiro verso il cielo, erano le 21 ed ero stanca, triste. In lontananza un puntino bianco in curva che si avvicina e mi chiede scusa “non succederà più”. Nessun’altra parola intorno, solo silenzio e dolore per quell’amore che non c’era più o forse non era mai nato.

Il mare davanti, un tramonto spettacolare che mi supplicava di reagire e poi il nulla, il nero. Il movimento deciso e spontaneo della leva del sedile e in un attimo ero giù, lui era su. Nessuna parola, nessun conforto e nessun amore, solo odio e rancore. Dal pallore del mio viso emergevano le mie labbra viola e secche senza espressione, senza vita. Un colpo secco e cominciai a morire lentamente con la mente: avevo imparato a farlo con il tempo. Il corpo paralizzato, come se fosse anestetizzato, pronto a qualsiasi urto e poi la mente fuori da quel puntino bianco, da quel mare e da quel sole che non mi baciava pù, anche lui mi aveva abbandonata lì.

Mi accorsi che dovevo ricompormi il trucco e rivestire quando sentì dalla sua bocca sporca un “brava”. Il tormento di chi si sente vuoto e solo, di chi scarica la rabbia.

A chi ha il coraggio di reagire. A chi non ha perso la speranza di amare. A chi realizza l’importanza di amarsi e di apprezzarsi. A chi ha il coraggio di denunciare. A chi ha ricominciato a vivere.

Il Prezzo della Libertà

La vita è una continua selezione naturale: c’è chi riesce ad affrontarla con successo e chi no, c’è chi è fortunato e chi è abituato a viverla senza soddisfazioni. Il destino è scritto per tutti, non ci rimane che sottometterci ma solo attraverso le nostre scelte ci disegniamo il nostro presente o il nostro futuro, la nostra realtà. Quindi non è detto che è impossibile sfidare il destino perché in fondo gli artefici della nostra vita siamo noi stessi. Il nostro nucleo primordiale è la famiglia, ovvero la nostra prima forma di società in cui veniamo a contatto attraverso legami affettivi che mai nessuno potrà rompere o cancellare, perché appartengono alle nostre radici. Qui nasce l’educazione.

“Ho da sempre ritenuto necessario, da quando ero ancora una bambina, ringraziare il destino o forse la religione per aver ricevuto il dono di una famiglia come la mia: da una parte l’educazione e l’istruzione erano valori inalienabili, imprescindibili a cui era impossibile rinunciare, dall’altra parte invece la possibilità di desiderare tutto e ricevere tutto. Quando si è ancora piccoli, è difficile comprendere l’ambiente in cui si cresce, e molto spesso alcuni gesti o atteggiamenti, all’apparenza potevano sembrare banali ma in fondo celavano un grande significato. 

Mi ritenevo fortunata anche agli occhi di coloro che non potevano permettersi l’ultimo giocattolo, o la nuova bicicletta rosa, o quel vestitino rosso di pelliccia che mi facevano sfoggiare a Capodanno. Soprattutto, quando capitava di festeggiare il mio compleanno a casa, era l’occasione giusta per “far vedere” agli altri quello che loro non potevano permettersi. Cominciava a nascere dentro di me, questo atteggiamento di egoismo e narcisismo che dimostravo ogni volta che ero in compagnia di altri, incrementato dalle reazioni sbigottite e meravigliate dei miei semplici amici, nel momento in cui vedevano qualcosa di nuovo tra le mie mani. L’educazione nasce nel nucleo familiare ma si estende e si arricchisce con l’istruzione e quindi con la scuola, luogo sede del sapere e dell’uguaglianza, valore che non ho mai avvertito. Se avessi avuto la possibilità di tornare indietro, avrei senza dubbio scelto una scuola statale, per il semplice motivo che ha la capacità di aprirti la mente a qualsiasi realtà circostante, al rispetto verso l’altro e alla condivisione. Ho studiato per circa dieci anni, in una “ campana di vetro”, così definisco la scuola privata, perché a mio parere, non permette la crescita mentale dell’individuo, in particolare si instaura un rapporto affettivo, o addirittura materno tra il docente e l’alunno che considera la scuola come una piccola famiglia fuori dalle mura di casa. E credo sia stata anche la scelta di questo tipo di scuola a formare il mio carattere debole e restio davanti a quella realtà che avevo conosciuto alcuni anni più tardi frequentando la scuola pubblica. Non erano come me, ero accerchiata da compagni di classe che apertamente disturbavano le lezioni, erano maleducati e qualche volta sputavano per terra, fregandosi di tutto ciò che c’era intorno. Ero entrata in crisi con me stessa perché ero abituata ad un altro tipo di ambiente, più selezionato e colto e questo mi portò a chiudermi sempre più in me stessa, tanto da non essere più capace di stringere amicizie con nessuno, anche perché era la mia famiglia a decidere chi potevo frequentare e chi no. Erano troppo diversi, lontani dal mio carattere fin troppo educato. 

Solo con il passare degli anni ho cominciato a riflettere sulla mia vita e questo lo devo solo grazie ai libri che sono riusciti ad aprirmi la mente e a depurare quei pensieri contaminati che predicavano il bene ma praticavano il male. Sì perché l’educazione non è avere una pagella eccellente o una buona reputazione da parte della società, l’educazione è il rispetto dell’altro, a prescindere dalla ricchezza o dalla povertà dell’individuo, ma soprattutto è la libertà. 

Nonostante abbia diciott’anni, alla domanda “cos’è per te la libertà?”, non saprei rispondere. Ho vissuto in un ambiente in cui la libertà era scontata all’apparenza ma in realtà era solo un’illusione. Non ho mai pensato alla mia libertà così come alla mia felicità perché ho sempre scelto di ricevere qualcosa di materiale e di concreto: un vestito, una borsa o semplicemente un viaggio di lusso.

Un dieci sulla pagella era l’occasione per ricevere un regalo, cioè una felicità momentanea che dopo qualche giorno dimenticavo lì nell’armadio. I regali erano per me un modo per occupare i miei pensieri, per essere apparentemente felice di un qualcosa di momentaneo, ma l’effetto durò pochi istanti nel momento in cui mi innamorai la prima volta. Potevo chiedere e avere tutto quello che volevo, ma l’amore è una conquista, non si può comprare. Per questo l’ansia, i vuoti e il senso di inappagamento non potevano essere riempiti con niente che non fosse una persona al mio fianco, che abbia saputo accettare me per quello che veramente ero, spogliata e nuda dalle continue apparenze.

Non fu semplice e non lo è tuttora accettare pregiudizi sul mio essere, si innamorano per quello che sono in apparenza, per quello che posso permettermi, senza andare oltre la superficialità. Nonostante le delusioni, il continuo rapporto conflittuale con la mia famiglia, non posso avere neanche il diritto di lamentarmi davanti agli altri e di cercare un sostegno morale perché chi è “fortunato” economicamente non può pretendere anche altra fortuna nei sentimenti. Questa è la società in cui viviamo. 

Non credo sia semplice capire tutto ciò, perché solo chi vive determinate situazioni può comprendere il disagio e molto spesso il malessere che una persona vive. Non fermatevi alle apparenze, andate oltre, siate profondi.”

Articolo in risposta all’immagine diffusa sul web, in cui una ragazza circondata di mazzette di soldi, piangeva disperatamente a causa della sua vita inutile e non appagante, i commenti della foto erano inammissibili: si criticava la ragazza per il semplice fatto di lamentarsi, atto considerato addirittura offensivo da chi non può permettersi nulla di materiale.

DE AMORE

Chissà un giorno, quando mi guarderai con i tuoi occhi dolci e sinceri, se sarai una bellissima femminuccia o un tenero maschietto, tra le mie grandi braccia, ti racconterò cos’è l’amore.

C’è chi ancora lo cerca, chi lo ha già trovato ma nessuno si è mai chiesto cos’è, soprattutto adesso con questo mondo in continua evoluzione in cui si sono persi di vista i valori più comuni ma i più importanti per lasciare spazio alla superficialità del quotidiano. Sai qual è il nostro più grande problema? Abbiamo paura dell’amore, perché è l’unico sentimento che involontariamente ci trasforma da forti leoni in esili agnelli, ci toglie forza e ci rende deboli davanti a tutto, davanti alla persona che incondizionatamente amiamo. Questa paura di essere vili davanti alla vita, davanti all’amore ci fa indietreggiare, ci porta alla rinuncia di questo, ci porta a preferire la solitudine. E la solitudine non può mai essere paragonata alla gioia di vedere una donna sorridere, una donna fiera di te.

Tutto è cambiato, niente è più come prima, per questo ti esorto a fare sempre la differenza, a cercare sempre di cambiare la mondanità, a trasgredire alcune volte i soliti pregiudizi.

La società considera noi donne difficili e complicate, ma tu non puoi minimamente comprendere quanto sia semplice conquistare una donna qualunque, che sia psicopatica, disturbata emotivamente, simpatica, sempre occupata. Se hai amore da donarle, l’hai già conquistata.

Ti capiterà di vedere per strada coppie durante la loro prima uscita: fermati e guarda i loro sguardi che timidamente si incrociano e si distolgono per l’imbarazzo, credo che quello sia l’amore.

Da quando la tecnologia è entrata nelle nostre vite, ha accorciato tantissime distanze ma continua a dividerci. Il viso illuminato dallo schermo di uno smartphone non potrà mai competere con il viso illuminato dal rossore dopo un bacio, un ‘ti amo’ sussurrato all’orecchio non potrà mai competere con lunghe parole su whatsapp, a volte inutili, un giorno dimenticate da tutti.

Voglio che tu sia sempre fiero e convinto della persona che avrai al tuo fianco, se la ami veramente non lasciarla andare via, dimostrale realmente ciò che provi per lei. Sono sempre i piccoli gesti che fanno la differenza, sii semplice, sii te stesso; non lasciarti influenzare dalla superficialità di chi ti circonda, promettimi di essere profondo, promettimi di amare sinceramente.

Femmes en moto

Le chiamerebbero “maschiacce”Chanel_Mr Start, donne senza femminilità, senza eleganza, senza raffinatezza, senza quel tocco di rosa che caratterizza tutte; eppure appartengono a quella sfumatura di donna ricercata e spensierata, difficile da trovare. Una donna diversa: la riconosci dalla grinta, dalla vitalità, da quell’ebrezza di libertà, dallo spirito libero e dal coraggio che emana. Sono passeggere di loro stesse, perché non si lasciano guidare, ma conducono da sole la loro moto, verso quell’orizzonte di curiosità e adrenalina che caratterizzano il loro essere. Non hanno tacchi a spillo, vestiti eccentrici e neanche la piega ordinata sotto quel casco enorme: sono semplici, uniche e ribelli. Però nonostante la loro audacia e fermezza sono costrette a viaggiare contro una nebbia di stereotipi, che molto spesso impedisce loro di andare avanti: “La moto è solo per i ragazzi, è poco femminile per una donna”. Così come nel mondo delle auto, anche nel mondo delle due ruote la donna è lasciata in disparte, perché anche in questo caso ci si lascia trasportare dagli stereotipi comuni del sesso debole, che non avendo la stessa forza fisica degli uomini, non è in grado di guidare una moto più potente. Ma la forza fisica c’entra poco, quel che basta è la forza interiore che permette di sfidare questi pregiudizi e guidare senza incertezze.

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1974 Ducati 750 Super Sport

Melania

 

 

 

 

FIGLI DELLA TECNOLOGIA

“Childhood in the raw” è un progetto di una famosa fotografa neozelandese, Niki Boon che ha deciso di ritrarre attraverso le sue fotografie, la vita dei suoi figli che vivono in una zona rurale di Marlborough (Nuova Zelanda), lontani dalla tecnologia e a contatto con la natura. Quest’idea che ha fatto il giro del mondo rivela l’importanza dei gesti più semplici e quotidiani in compagnia della propria famiglia o dei propri amici, uno stile di vita all’aria aperta. Divertimento  wild and free senza cellulari, senza tv e senza tablet.

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La realtà della maggior parte delle nuove generazioni è invece un’altra: il completo distacco con il mondo circostante, che non si avverte solamente tra gli adolescenti, ma anche tra i bambini e i loro genitori. Un completo isolamento che rattrista e che crea una nuova realtà personale lontana dagli affetti familiari.

Nonostante la tecnologia ci abbia facilitato la vita e soprattutto, grazie alla comunicazione, l’avvicinamento con persone lontane da noi, dall’altro lato ci ha separati da chi abbiamo vicino.

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Melania

J’Aime Photographier

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Buongiorno a tutti, sono contenta di partecipare a questo mio primo tag sulla fotografia! Ringrazio l’ideatrice Violeta Dyli del Blog Opinionista per Caso 2 ed Erika del Blog DIARY OF A TIRELESS DREAMER, gentilissima per avermi taggata.

Qui a seguire le regole…

  1. Citare il blog che ha creato il Tag, che é Violeta Dyli del blog Opinionista per Caso 2, e usare il Logo del Tag
  2. Ringraziare il blog che ci ha taggato
  3. Rispondere a 10 domande e se si vuole realizzare fotografie per illustrare le nostre risposte
  4. Taggare al massimo 15 blog e avvisarli con un commento.

Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.

Daniel Pennac

Ecco qui le domande!

1) Ha mai tagliato o bruciato fotografie del tuo ex fidanzato/a perché ti dava fastidio vederle?

Non l’ho mai fatto perché credo che la fotografia sia immortalare un attimo di felicità passato con qualcuno, o da soli, in un luogo particolare. A me piace conservare le fotografie  e dopo un po’ di tempo rivederle e proiettare la mia mente in quel momento, anche se possono dare fastidio, un tempo erano attimi di felicità.

2) Di solito le fotografie che pubblichi nel tuo blog, le realizzi tu o le rubi in internet?

Per il momento, ad eccezione della mia immagine di profilo, sono fotografie rubate in internet, per iniziare, ma adesso sto portando avanti un progetto per un album intitolato proprio “Donnemotori” in cui non solo sarò presente io stessa ma cercherò anche di immortalare altre donne alla guida o con la mia stessa passione per i motori.

 

donna al volante

3) Quante fotografie hai realizzato negli ultimi 10 giorni?

Non avendo passato un buon periodo, non ho realizzato molte fotografie. Di solito quando i miei pensieri si placano decido di disegnare e fotografare.IMG_4587

“Powerful feelings”, sono i sentimenti e le emozioni che attraverso le vene passano dal cuore alle dita, e consentono di scrivere.

 

 

 

 

 

4) Hai mai aperto un profilo sui social con fotografia di profilo pubblico che non era la tua immagine vera?

Sì quando ero ancora piccola, appena iscritta su Facebook, non volevo ancora pubblicare le mie vere immagini e per questo utilizzavo fotografie di paesaggi o di personaggi famosi.

5) Quante fotografie stampi di solito ogni mese?

Abbastanza da riempire interi album. Condivido questa passione anche con il mio papà, per questo molte volte mi aiuta a stampare le foto più “importanti” e memorabili per poterle inserire nei nostri album. Nonostante la tecnologia e la possibilità di salvare le foto sul web o sul pc, preferisco sempre il ricordo cartaceo.

6) Ti piace fotografare di più il cibo o gli animali tipo gatti, cani, cavalli?

Sicuramente il cibo e i paesaggi perché non amo molto gli animali.IMG_0214IMG_4564.jpgIMG_4558

7) Che rapporto hai con i selfie, ti piace o detesti fare selfie e successivamente ti piace condividerlo anche sui social?

Diciamo che non li detesto però preferirei le fotografie tradizionali.                                     Quando mi capita sono sempre pronta a condividerle sui social, per immortalare quell’attimo passato con gli amici o con la famiglia.

8) Quali sono le tue applicazioni preferite che usi per la post produzione delle foto?

Utilizzo sempre PicsArt.

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9) Quante fotografie sono esposte in casa tua?

Troppe direi.  A volte abbiamo riprodotto su tela alcune fotografie importanti come se fossero veri quadri dipinti, una meraviglia.

10) Ti va di raccontarci chi é secondo te il miglior fotografo che conosci?

Senza dubbio Sebastião Salgado.

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I prossimi nominati sono:

É stato un piacere partecipare a questo tag. Ringrazio ancora Erika.

Melania

LO SPECCHIO DELL’UOMO

“La donna è il riflesso del suo uomo. Se la ami fino quasi ad impazzire, lei impazzirà per te.”

“Mia moglie si è ammalata. Era sempre nervosa a causa dei problemi sul lavoro, con i bambini, nella vita personale e dei suoi fallimenti. Aveva perso 14 kg, arrivando a pesare circa 41 kg a 35 anni. Era davvero scheletrica e piangeva sempre. Non era una donna felice. Soffriva di continui mal di testa, fitte al cuore. Non dormiva bene, si addormentava solo il mattino e si stancava molto velocemente durante il giorno. La nostra relazione stava per rompersi. La sua bellezza stava svanendo, aveva le borse sotto gli occhi, stava uscendo di testa e aveva smesso di prendersi cura di sé. Rifiutava di girare film e rigettava ogni ruolo. Avevo perso le speranze e pensavo che avremmo divorziato presto. Ma poi decisi di agire. Dopo tutto, avevo la donna più bella sulla Terra. Lei è l’idolo di più di metà della popolazione maschile e femminile sulla faccia della Terra, ed ero l’unico cui era concesso addormentarsi al suo fianco e stringerla a sé. Iniziai a coccolarla con fiori, baci e complimenti. Le facevo sorprese e l’assecondavo in ogni momento. Le facevo un sacco di regali e vivevo solo per lei. Parlavo in pubblico solo di lei. Indirizzavo tutti gli argomenti su di lei. La lodavo davanti a lei e ai nostri amici. Non ci crederete, ma è rifiorita. Fu anche meglio rispetto a prima. Prese peso, non era più nervosa e mi amava anche più di prima. Non credevo potesse amarmi così tanto. E allora ho realizzato una cosa: la donna è il riflesso del suo uomo. Se la ami fino quasi ad impazzire, lei impazzirà per te.”

Che sia una vera lettera d’amore o unocchi-animaa leggenda metropolitana che gira sul web, le parole del famoso Brad Pitt sono davvero emozionanti.  Ma la donna è davvero lo specchio del suo uomo?

Chissà, da una parte forse sì: tutte le donne hanno bisogno di essere curate, di essere amate, di essere sostenute dai propri compagni di vita e la dimostrazione di affetto deve essere continua. Un’eterna conquista della donna. I momenti più solari di una relazione si vivono durante i primi mesi, i primi anni in cui tutto è nuovo e bello e persino il male è visto positivamente, ma con il passare degli anni e dell’esperienze della vita, tutto l’affiatamento iniziale si trasforma in monotonia e consuetudine: tutto è normale, anche l’amore. Ma non può essere così, l’amore non può essere scontato. Per questo la noncuranza  e l’abbandono della donna nella consuetudine, nel tunnel della quotidianità la portano a trascurare anche se stessa, a rendersi conto che quell’amore è ormai scontato e niente può essere rinnovato. Dall’altra parte, però, la donna è la donna e non può annullarsi per un’altra persona, deve essere pronta e forte per sostenersi e per andare avanti. Non ci sono dubbi sull’influenza dell’uomo nella psicologia femminile, ma ognuno è lo specchio dell’altro, l’amore è reciproco, è un continuo dare e ricevere.

Melania